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Italia solo 40esima per attrattività dei talenti. Bologna batte Milano e Torino

di Alberto Magnani

L’Italia continua ad arrancare nella attrattività dei talenti: 40esima su 118 paesi, meglio dell’anno scorso (45esima) ma peggio di tutte le grandi economie europee e a 30 posizioni di distanza da concorrenti come Danimarca e Paesi Bassi. In compenso ci sono tre nostre città che si fanno largo nella top 50, con una sorpresa nel dopo Expo: Bologna, 26esima, “batte” sia Milano (31esima) che Torino (35esima) nella graduatoria dei centri con più appeal sui professionisti internazionali.

Lo scenario emerge dall’edizione 2017 del Global Competitiveness Talent Index (Gtci), il report stilato annualmente dal colosso delle risorse umane Adecco insieme alla business school francese Insead e allo Human capital leadership institute (Hcli) di Singapore.

Il bilancio? La Penisola fa bene in formazione e vanta una buona presenza di cluster industriali, ma sprofonda fino alle ultimissime posizioni della graduatoria quando si parla di mercato del lavoro, produttività e tassazione. Fino ai due deficit che ci rendono i fanalini di coda del report, e non solo in Europa: dialogo tra governo e imprese (116esima, sopra solo agli standard di Argentina e Venezuela) e possibilità di carriera per le donne (i penultimi: 117esima sui 118).

Dagli stipendi al gender gap, ecco ci frena. Le eccellenze? Cluster e giovani imprenditori
L’indagine, inaugurata nel 2013, tenta di valutare la attrattività sui professionisti internazionali in base a sei fattori: enable (“abilitare” i talenti), attract (attrarre), grow (far crescere), retain (trattenere), vocational and technical skills (competenze vocazionali e tecniche), global knowledge skills (competenze globali). In cima al podio salgono Svizzera (prima), Singapore (secondo) e Regno Unito, terzo nonostante la Brexit e i rischi di fuga del capitale umano annunciati dopo la rottura con l’Unione europea. L’Italia si trova solo scendendo alla 40esima posizione, sfavorita dai primi due metri di giudizio del report: enable e attract, far fiorire e attrarre talenti. Se si parla del fattore enable, la possibilità di far lavorare bene i professionisti internazionali, il nostro Paese si posiziona in 62esima posizione “grazie” alla spinta negativa di una scarsa cooperazione tra dipendenti e imprese (108a posizione), rapporto tra stipendio e produttività effettiva (114esima) e interazione tra governo e aziende (come si è visto sopra, addirittura in terzultima posizione su quasi 120 paesi).

Quanto all’attrattività pura (attract), la Penisola mostra la sua debolezza nella capacità di convogliare “cervelli” esteri (94esima), nel trasferimento tecnologico (il canale che fa integrare le innovazioni nel sistema produttivo, 107esima) e soprattutto nelle opportunità di business per donne: siamo al penultimo gradino del panel, meglio solo della Bosnia-Herzegovina. Altre fragilità emergono da peso fiscale (115esima), ritenzione di talenti (93esima posizione) e competenze effettive dei manager: la 103esima posizione dell’Italia rispecchia, secondo la ricerca, una concentrazione di poteri nelle mani di dirigenti favoriti più da legami privati che da qualifiche o riconoscimenti conquistati sul campo. Zavorre che penalizzano anche le eccellenze, come la presenza di cluster specializzati (quarti al mondo), la spinta delle nuove generazioni di imprenditori (ottavi) e il discreto posizionamento dei nostri atenei (23esimi) nonostante una spesa in formazione più bassa della media.

Tre italiane nella top 50: Bologna meglio di Milano e Torino
Le cose vanno meglio nella sotto-classifica delle città, costruita su quattro dei driver già utilizzati per l’indice generale (enable, attract, grow, retain, pesati però con criteri più generici come qualità della vita e presenza di atenei in cima ai ranking). Qui sono tre le italiane a farsi strada nelle 46 città sotto la lente dell’indagina: domina la rilevazione Bologna, ventiseiesima, seguita da Milano (posizione 31) e Torino (35esima). In questo senso l’Italia ribalta le gerarchie del ranking, qualificandosi come uno dei paesi con la maggior concentrazione di città appetibili per i talenti in cerca di buone condizioni di carriera, stipendi competitivi e un contesto fertile per il proprio settore di riferimento. Nel dettaglio? Bologna fa meglio nella media dei vari fattori ed è nella top 10 per “utilizzo delle skills” (10ma), Milano spicca per presenza di università qualificate (punteggio di 75/100) e programmi di inserimento professionale (100/100), Torino gode di un buon sistema accademico. Si resta comunque a distanza dal trio di testa di Copenhagen, Zurigo e Helsinki, dove la presenza di grossi atenei e una buona rete di imprese si affianca a massicci investimenti in R&D, qualità della vita elevata e un tenore dei redditi molto superiore alla media continentale.


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