Enti e regioni

Formazione professionale, i nuovi criteri per il riparto dei finanziamenti tra le Regioni

di Alessandro Vitiello


Dal 2018 stop ai contributi dello Stato per i percorsi di istruzione e formazione professionale realizzati dagli istituti scolastici in regime di sussidiarietà integrativa e complementare. Il decreto Lavoro del 12 dicembre 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di martedì scorso numero 7, infatti, recependo l’intesa in Conferenza Unificata del 24 novembre precedente, nel definire i nuovi criteri di riparto tra le Regioni delle risorse destinate alla formazione professionale finanzia la sussidiarietà solo fino alla fine dell’anno.


Il dualismo del sistema
La necessità di rivedere i criteri di riparto 2016-2018 delle risorse (poche) disponibili va visto all’interno del lungo confronto sulla sostenibilità del sistema di istruzione e formazione professionale costruito dalla riforma Moratti, che ha consentito l’assolvimento degli obblighi di istruzione con l’alternativa tra scuola e formazione al lavoro.
La differenti scelte delle Regioni, alle quali la Costituzione assegna la competenza sulla materia, hanno generato un dualismo tra percorsi di istruzione e formazione professionale «pura», cioè realizzati esclusivamente da enti accreditati (in base al Capo III del Dlgs 226/2005) e percorsi «in sussidiarietà», che si svolgono all’interno delle istituzioni scolastiche.
Due sistemi consolidati e profondamente diversi nei risultati: se in termini di tasso di completamento dei percorsi e di ricaduta occupazionale, infatti, i risultati dell’IeFP pura sono migliori, quando si consideri l’espansione dell’utenza è quella in sussidiarietà a primeggiare (nel 2016 190mila iscritti in sussidiarietà contro i 130mila dei centri di formazione professionale).
L’esigenza di superare questo dualismo è avvertito da tempo sia dai ministeri del Lavoro e dell’Istruzione, sia dalle Regioni. Entrambi i sistemi sono in sofferenza. La formazione professionale pura per la scarsità del finanziamento nazionale, che obbliga le Regioni a sborsare i 3/4 delle risorse necessarie al suo funzionamento, quella in sussidiarietà, invece, per la rigidità di base del sistema scolastico italiano, dell’articolazione gli orari e della distribuzione dei docenti. Per non parlare dei programmi scolastici, all’interno dei quali i percorsi di IeFP si inseriscono con molta difficoltà. In un mondo del lavoro, invece, che è in rapido cambiamento e in cui l’acquisizione di nuove competenze professionali «al passo coi tempi» è sempre più necessaria.


Il finanziamento
Tornando al decreto del 12 dicembre, le risorse per il 2016 sono distribuite all’80% in base al numero di studenti annualmente iscritti ai percorsi di IeFP realizzati dalle istituzioni formative accreditate, per il 14% in base al numero complessivo di studenti qualificati e diplomati negli stessi e per il restante 6% in base al numero complessivo di studenti qualificati e diplomati negli istituti professionali di Stato in regime di sussidiarietà integrativa e complementare.
Nel 2017 stessi criteri, ma con percentuali diverse: 75, 19 e 6%. Dal 2018, come detto, scompare il finanziamento dei percorsi “in sussidiarietà”, rimanendo gli altri due i criteri di assegnazione delle risorse con valori del 75 e del 25%.


Cinque indicatori per l’apprendistato
Il decreto lavoro del 12 dicembre, inoltre, prevedendo cinque indicatori determina anche i criteri di riparto 2016 delle risorse stanziate per il progetto sperimentale «Azioni di accompagnamento, sviluppo e rafforzamento del sistema duale nell’ambito dell’istruzione e formazione professionale». Il progetto, previsto dalla Stato-Regioni nell’accordo del 24 settembre 2015 e dal comma 3, articolo 32, del Dlgs 150/2015, ha lo scopo di elaborare modelli per l’occupazione dei giovani.


Conferimento dei dati e monitoraggio
I dati sugli iscritti ai percorsi di istruzione e formazione professionale vanno conferiti dalle Regioni con il sistema informativo della formazione professionale previsto dall’articolo 15 del Dlgs 150/2015, che è lo «standard unico nazionale di conferimento».
Il ministero del Lavoro, infine, monitora annualmente i percorsi, sia per verificare l’assolvimento del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione, sia per valutare l’utilizzo delle risorse assegnate.


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