Enti e regioni

Più «flessibilità organizzativa» per la nuova istruzione professionale

di Gianni Bocchieri

S
2
4Contenuto esclusivo S24

Tra le deleghe più attese della legge «Buona Scuola» (legge 107/2015), c’è sicuramente quella relativa alla revisione dei percorsi statali dell’istruzione professionale e al loro raccordo con i percorsi regionali dell’istruzione e formazione professionale (IeFP).

Le prime bozze
Le primissime bozze preparate dal gruppo di lavoro ministeriale sembrano limitarsi ad una revisione del sistema dell’Istruzione Professionale, rinviando un intervento più organico all’entrata in vigore del nuovo Titolo V della Costituzione che dovrebbe assegnare allo Stato le competenze in materia di istruzione e formazione professionale. Del resto, se anche volesse fare diversamente, questo gruppo di lavoro ministeriale non potrebbe perché la delega interviene sulla ridefinizione degli indirizzi, delle articolazioni e delle opzioni dell’istruzione professionale e sul potenziamento delle attività didattiche laboratoriali, con particolare riferimento al primo biennio, non consentendo una revisione dell’attuale impianto ordinamentale, dell’organizzazione curricolare quinquennale e del tempo scolastico.

Superare le omologazioni
Il duplice obiettivo del decreto delegato può quindi essere quello di superare l’attuale omologazione degli istituti professionali con quelli tecnici e di avvicinare l’istruzione professionale statale al modello della IeFP delle Regioni. In particolare, la più importante novità dovrebbe essere proprio questa volontà di ricostruire un’identità degli Istituti Professionali statali, superando i classici modelli di apprendimento teorici e avvicinandola ai sistemi di Vocational Educational Training (VET) di stampo europeo caratterizzati dalla valorizzazione del lavoro, dal metodo induttivo, dalla priorità dei compiti concreti e contestualizzati, da ambienti di apprendimento assunti dal mondo reale. In concreto, questa impostazione dovrebbe tradursi in una diversa articolazione dei programmi e delle materie, con un rafforzamento delle competenze tecniche e specialistiche, acquisite attraverso la formazione concreta. Quindi, una razionalizzazione delle ore teoriche in favore di un aumento delle ore di laboratorio e nel rafforzamento del rapporto con il sistema delle imprese.

Flessibilità organizzativa
La seconda novità dovrebbe riguardare la flessibilità organizzativa degli istituti professionali, attraverso una didattica modulare e l’assegnazione di un numero di docenti non distinti in base alla disciplina di insegnamento, ma proporzionale al numero di studenti, analogamente a quanto avviene per i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia). La terza novità dovrebbe riguardare la revisione degli indirizzi con riferimento alle figure professionali ATECO e ISTAT e la declinazione per competenze, così da consentire una maggiore correlazione tra il mondo della scuola e le professioni richieste dal mercato del lavoro.

Infine, gli ordinamenti degli Istituti Professionali saranno definiti nel merito da decreti ministeriali attuativi, e non da Dpr come dovrebbe avvenire a legislazione vigente, consentendo così una maggiore capacità di adattamento all’evoluzione del mercato del lavoro e delle professioni. Sebbene incompleta della riforma della IeFP, la modifica degli istituti professionali potrebbe contribuire alla costruzione di una filiera professionalizzante nel nostro Paese, sull’esempio di quanto stanno realizzando alcuni territori virtuosi, che hanno sfruttato al massimo le competenze assegnate loro dalla Costituzione per la realizzazione di un modello alternativo ai licei anche attraverso l’apprendistato e l’alternanza e che hanno saputo costruire una filiera professionalizzante con buoni risultati in termini di contrasto alla dispersione scolastica e di occupabilità.


© RIPRODUZIONE RISERVATA