Formazione in azienda

Fondi interprofessionali, al finanziamento dei piani formativi non si applica il codice appalti

di Gianni Bocchieri

Dopo la ricostruzione dell’Anac sulla qualificazione dei Fondi Interprofessionali quali organismi di diritto pubblico e sulla presunta applicazione del Codice degli Appalti per il finanziamento della formazione professionale continua, il ministero del Lavoro è intervenuto con la circolare n. 10 del 18 febbraio scorso per fornire agli stessi Fondi conseguenti indicazioni operative.

La nota del ministero del Lavoro
Ripercorso il quadro normativo modificato dal Dlgs. 150/2015, con il quale è stato ridotto il controllo ministeriale e introdotto un criterio gestionale orientato ai principi di trasparenza, la circolare ripercorre la non univoca giurisprudenza del Consiglio di Stato e richiama la posizione dell’Anac, evitando di produrre argomentazioni contrarie sulla qualificazione dei Fondi come organismi di diritto pubblico, ma escludendo l’applicazione del codice degli appalti alle sovvenzioni per il finanziamento dei piani formativi.

Le fattispecie
In particolare, il ministero del Lavoro individua due fattispecie generali ed astratte che possono delinearsi nell’ambito delle attività dei fondi: l’acquisizione di beni e servizi e la concessione di contributi per finanziare le attività formative. Nella prima fattispecie, la circolare ministeriale ritiene che si realizzi uno scambio di reciproche prestazioni, in cui le somme versate dal Fondo configurano un corrispettivo. In tal caso, quindi è necessaria l’applicazione delle procedure di appalto sia nel caso di acquisto di beni e servizi necessari per la loro organizzazione e per il loro funzionamento, sia nel caso di acquisizione di servizi di formazione professionale, a prescindere dalla tipologia di beni e servizi oggetto dell'affidamento.

I piani formativi
Nella seconda fattispecie, la circolare ritiene che il finanziamento dei piani formativi aziendali, territoriali, settoriali o individuali concordati tra le parti sociali, come previsto dalla norma istitutiva (art. 118, comma 1 l. 388/2000) non determini l’applicazione del codice degli appalti, in quanto non può essere considerato come corrispettivo di un affidamento contrattuale, richiamando in via analogica la disciplina della concessione di sovvenzioni, contributi e sussidi previa determinazione dei criteri e delle modalità da applicare per il loro riconoscimento (art. 12 l. 241/1990). A tale scopo, la circolare distingue tra le due possibili modalità con le quali i contributi sono assegnati ai datori di lavoro da parte dei Fondi. La prima è quella del c.d. “conto individuale” (o conto formazione), che rappresenta una mera restituzione di quanto versato dalle imprese per realizzare le proprie attività di formazione. La circolare ritiene che in questo caso l’esigenza della predeterminazione delle modalità di assegnazione delle risorse possa essere soddisfatta dai Regolamenti degli stessi Fondi in quanto già individuano le modalità di erogazione del contributo, la relativa percentuale e le modalità di utilizzo delle risorse versate, fermo restando il rispetto di criteri di gestione orientati al principio di trasparenza (art. 17 d.lgs. 150/2015). La seconda modalità è quella del c.d. “conto di sistema”, per il quale la circolare precisa che sarà necessario che i criteri di concessione dei contributi siano preventivamente determinati mediante avvisi pubblici che rispettino il principio di trasparenza, come richiamato dalla disciplina vigente. Quindi, l’assegnazione delle risorse del conto sistema dovrà avvenire sulla base di procedure selettive che comportano una valutazione nel merito delle proposte di interventi formativi.

Ora, andrà verificato se le regolamentazioni dei vari Fondi esaudiscano il requisito della predeterminazione delle modalità di assegnazione delle risorse del conto formazione e come sarà in concreto declinato il principio della trasparenza rispetto alle scelte gestionali dei Fondi. In ogni caso, anche la circolare del ministero del Lavoro lascia discutibili margini di ambiguità sulla natura giuridica dei Fondi Interprofessionali, che potrebbe essere definitivamente risolta con un opportuno intervento legislativo.


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