Servizi per il lavoro

Formazione «in rete» per i professionisti

di Benedetta Pacelli

Cinque professioni per una sola formazione. Con la possibilità, per esempio che un avvocato iscritto all’albo di categoria possa “studiare” diritto fallimentare anche in casa dei commercialisti, e un giornalista, se lo vorrà, seguire un corso di diritto del lavoro presso un consiglio provinciale dei consulenti del lavoro. È questo, ma non solo, il senso del protocollo a cinque in materia di formazione continua che i Consigli nazionale di avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, giornalisti e notai hanno annunciato ieri e che sarà siglato nelle prossime settimane.

L’obiettivo? Garantire una formazione dagli standard qualitativi sempre più elevati, armonizzarne le prassi tra le diverse categorie e, grazie al mutuo riconoscimento dei crediti, valido per legge, far sì che ogni iscritto possa seguire un corso di formazione nell'ordine territoriale di una qualsiasi delle cinque categorie.

L’intesa
A partire da questa intesa i Consigli nazionali «si impegnano a collaborare, anche attraverso i propri Enti formativi o le proprie fondazioni, per l’individuazione, con regolamento da sottoporre per l’approvazione al ministero vigilante, di criteri comuni di riconoscimento reciproco dei crediti formativi professionali interdisciplinari ed a stabilire il loro valore» e poi a organizzare e svolgere attività scientifiche di comune interesse nelle discipline di rispettiva competenza tecnico-professionale.
In particolare le attività comuni consisteranno nella promozione di ricerche, corsi, seminari, conferenze, convegni, pubblicazioni e iniziative analoghe, volti allo sviluppo della cultura professionale, alla preparazione e all'aggiornamento professionale degli iscritti alle singole professioni nonché nell'organizzazione di scambi culturali rivolti in particolare ai giovani.

Le iniziative di formazione
Servirà un piano comune per coordinare le iniziative di formazione delle singole professioni e non a casa il protocollo prevede la costituzione di un Comitato di coordinamento costituito da due componenti per ciascuna delle parti che aderisce al protocollo di cui una in rappresentanza dei rispettivi enti formativi e fondazioni. I rispettivi consigli territoriali potranno, comunque, di volta in volta, essere chiamati a collaborare alle singole iniziative, così come naturalmente a partecipare alla organizzazione di eventi di comune interesse, anche in collaborazione con altri soggetti pubblici o privati. Gli aspetti organizzativi e finanziari di ogni singola iniziativa proposta dal Comitato di coordinamento saranno preventivamente concordati e approvati fra gli aderenti al protocollo. Ciascun Ordine avvierà l’iter previsto al fine di ottenere il riconoscimento dei crediti formativi professionali per le iniziative comuni o di comune interesse. Il protocollo avrà la durata di un triennio, con scadenza a fine 2018.

Il commento
«È importante - ha dichiarato Marina Calderone presidente dei Consulenti del lavoro e del Cup, il Comitato unitario delle professioni - implementare e modificare quei punti dei nostri regolamenti che vanno migliorati per garantire efficienza al sistema e soprattutto per garantire i cittadini. L’area giuridico-economica del Cup, insieme a tutte le altre aree professionali, ha proprio questo scopo: favorire anche la formazione multidisciplinare dei professionisti che appartengono alle varie aree professionali. Quindi consulenti del lavoro, commercialisti, avvocati, notai e giornalisti hanno dei sistemi e hanno delle materie che possono poi interagire e quindi dare ai professionisti una preparazione composita».


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