Servizi per il lavoro

Università dei mestieri ovvero l’uovo di Colombo

di Claudia Galimberti

C’è una sottile barriera che più di ogni altra favorisce la scelta dei giovani verso un lavoro fisso, e non è solo, come si pensa, la sicurezza del salario o del posto di lavoro. È la considerazione sociale, l’aspirazione ad avere un pezzo di carta che ti apra la strada a un lavoro riconosciuto che ti immetta automaticamente in una certa graduatoria della scala sociale. Se il mondo accademico rifiuta la manualità sapiente dell’artigiano, allora l’artigiano è sicuramente respinto in un limbo dove la capacità professionale non ha un riconoscimento ufficiale per esercitare il mestiere. È così bello il titolo di maestro che gli allievi di Giotto, Michelangelo o Leonardo, davano ai loro maestri. Ecco così dovrebbero chiamarsi gli artigiani. Fregiarsi del titolo di maestro: Maestro ebanista, decoratore, incisore, maestro liutaio, artista del vetro e della ceramica. Maestro impagliatore o orafo, maestro nella lavorazione del corallo o della seta, maestro del cuoio o rilegatore di libri. Un titolo ufficiale, rilasciato a seguito di un percorso universitario di tre anni che comprenda, oltre alle lezioni pratiche anche lo studio delle lingue e delle ultime tecnologie, restituirebbe la giusta dignità a queste professioni che esigono manualità, senso del bello, dell’armonia del risultato e conoscenza profonda dei materiali. Pensiamo a che impatto positivo può avere una Accademia del vetro a Venezia, dove si impara l’arte della soffiatura e si realizzano i meravigliosi lavori in vetro, dai lampadari ai candelieri, a raffinati vasi da fiori... Un’Accademia che rilasci un titolo, Maestro Vetraio, alla stessa stregua delle Accademie di belle arti o dei Conservatori perché è giusto equiparare l’artigiano a un artista che inventa e crea. Può sorgere l’Accademia del corallo a Torre del Greco, quella dell’edilizia nel Lazio, regione erede del sapiente lavoro di stuccatori e decoratori al servizio del barocco romano. E poi, perché no, l’Accademia della musica a Cremona e quella dell'oro a Vicenza, o ad Arezzo. Naturalmente quella del legno dovrebbe avere la sua sede in Lombardia e potrebbe rilasciare tante diverse specialità. La Romagna, o l’Umbria, possono essere le sedi ideali dell’Accademia della Ceramica.Sarebbe un deciso polo di attrazione per studenti da tutta Europa, anzi da tutto il mondo: chi non verrebbe a specializzarsi in un mestiere se sa che avrà un titolo di studio e soprattutto la possibilità di studiare nel Paese culla del bello e del saper fare? L’indotto che se ne ricaverebbe sarebbe positivo per ogni regione e confermerebbe l’Italia come il Paese principe nella creazione di un artigianato di alta qualità. I nostri gloriosi distretti industriali, ognuno con una sua specifica tradizione e cultura, sarebbero la base su cui innestare questo nuovo ramo della conoscenza : la valorizzazione dei saperi, così come l’istruzione e la ricerca sono alla base dell’economia della conoscenza stabilita a Lisbona per rilanciare il futuro dell’Europa. Ma non tutti i paesi dell’Europa sono uguali: il mondo è fatto di luoghi diversi tra di loro e con una loro forte identità specifica: quella dell’Italia è la disponibilità di bellezze naturali e di opere artistiche, di beni storici e architettonici inglobati e diffusi sul territorio. È da questa specificità che bisogna partire per convincerci di possedere un asso nella manica che parte dal passato ma guarda al futuro. La conoscenza dei nuovi materiali, lo slancio dell’innovazione, il confronto con la tecnologia accanto alla sapienza del passato, sarebbero la giusta base per le materie di insegnamento comuni a tutte le discipline. Poi ogni ramo del sapere avrà una strada propria e l’artigiano potrà creare i suoi prodotti, unici e irripetibili, chiamato ovunque nel mondo, forte della sua specializzazione qualificata.


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