Servizi per il lavoro

Garanzia giovani, per i «Neet» un bonus a passo lento

di Francesca Barbieri

Non è bastato allargare il perimetro delle assunzioni agevolate, semplificare le procedure e sottolineare le possibilità di cumulo con altri incentivi, di natura economica o contributiva.

A un anno e mezzo dall’avvio del programma Garanzia Giovani - che il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, punta a rendere strutturale - il bonus occupazionale (una delle 11 misure previste) è stato assegnato ad appena 15.375 domande. Si tratta di un aiuto - da 1.500 a 6mila euro - diretto alle imprese per l’inserimento e la stabilizzazione dei ragazzi iscritti al programma. Finora sono stati spesi poco più di 52 milioni di euro, circa il 30% del budget assegnato alla misura (177 milioni). È vero che da esaminare c’è ancora qualche migliaio di moduli e che per le richieste c’è tempo fino al giugno 2017, ma è indubbio che non c’è stata una corsa all’incentivo. Senza contare che in due regioni - Piemonte e Valle d’Aosta - la misura non è mai partita, mentre la Campania solo a ottobre ha programmato 10,4 milioni.

«Per la prima volta si tratta di un bonus relativo all’assunzione di una platea ristretta di persone - precisa Salvatore Pirrone, a capo della Dg Politiche attive, servizi per il lavoro e formazione del ministero del Lavoro -. Gli “eleggibili” sono solo i circa 740mila registrati. Non è quindi possibile comparare questo strumento con altri di più ampio utilizzo; anzi, per le assunzioni a tempo determinato il bonus è fruibile solo per i ragazzi che, sulla base del metodo di profilazione utilizzato, sono stati assegnati alle due classi di minore occupabilità. Il numero contenuto, almeno per i dati che vediamo adesso, era quindi previsto ed è del tutto connaturato allo strumento». Nella prima fase Garanzia Giovani è partita piuttosto in sordina, «per una serie di motivi che abbiamo corretto strada facendo - aggiunge Pirrone -.In più il bonus è fruibile nei limiti del “de minimis”, per cui i datori di lavoro di dimensioni più ampie non hanno potuto beneficiarne. Per questo motivo abbiamo concordato con la Commissione europea un’estensione del regime anche oltre il “de minimis”, in presenza di particolari condizioni. Un decreto in tal senso verrà firmato nei prossimi giorni, insieme con la rimodulazione da parte di alcune regioni».

I tempi, insomma, non sono stati brevi. E a meno di due mesi dalla chiusura del biennio 2014/15, lungo il quale si è snodato il programma, la Youth Guarantee italiana evidenzia in generale più ombre che luci. Del miliardo e mezzo a disposizione tra fondi europei, cofinanziamenti nazionali e risorse Fse regionali, il 22%, pari a oltre 300 milioni, non è nemmeno arrivato alla “programmazione attuativa”, cioè la fase procedurale che precede l’attuazione vera e propria di un programma, che registra gli importi finanziari di bandi, avvisi e decreti emanati dalle Regioni per dare attuazione alle misure. A livello territoriale, le più virtuose sono state Liguria e Abruzzo, che hanno destinato il 100% dei 27 e 31 milioni a disposizione, insieme alla Lombardia, che dei 173 milioni programmati ne ha impegati 167, e al Veneto (impegnati 74 milioni su 83). Più indietro di tutti, invece, Puglia e Campania, che hanno destinato il 60 e il 64% della propria dote.

Se consideriamo, invece, le misure a cui possono essere veicolati i fondi, risulta che le risorse tradotte “puntualmente” in bandi hanno riguardato il servizio civile, gli stage e la formazione. Per i tirocini, in particolare, buoni risultati sta dando il progetto “Crescere in digitale” che a due mesi dal lancio ha visto più di 34mila Neet iscriversi al percorso di formazione online per le competenze web disponibile sulla piattaforma realizzata da Google, con oltre 1.300 aziende pronte a offrire 2mila stage retribuiti. Più in ritardo risultano l’apprendistato (poco più della metà dei 26 milioni programmati è stata impegnata) e l’autoimpiego (solo il 49,7% di 126 milioni stanziati è stato impegnato).

Le opportunità complessive pubblicate dall’inizio del progetto equivalgono a 90mila posti di lavoro: a fare la parte del leone sono i contratti a termine (più di 61mila), con 10.500 proposte a tempo indeterminato e quasi 13mila tirocini, 1.500 contratti di apprendistato e poche migliaia di posizioni per autonomi e collaboratori. Novantamila posti per una platea molto più ampia di aspiranti candidati. Gli iscritti fin qui al programma sono circa 743mila (al netto delle cancellazioni). Ma i presi in carico (di cui è stato tracciato un identikit) sono, però, poco più di 520mila, mentre circa 214mila hanno avuto la proposta di almeno una misura, che può essere una proposta di lavoro, o di stage, o di un corso di formazione.


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