Enti e regioni

Dalla Lombardia un progetto per consentire a mille giovani «Neet» di rimettersi in gioco

di Maria Piera Ceci

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Non studiano, non lavorano. La scuola li ha persi per strada e loro non sono riusciti ad andare oltre il diploma di secondaria di primo grado. la vecchia terza media. Sono i Neet, acronimo di Not in education, employment or training: 2,4 milioni in Italia, 260mila solo in Lombardia, terza regione per numero di giovani non impegnati in alcun corso di formazione.

L’opportunità
Ora Fondazione Cariplo, in partenariato con Cgm-Mestieri Lombardia e Fondazione Adecco, vuole dare l’opportunità a mille di loro, di età compresa fra i 18 e i 24 anni, di rimettersi in gioco attraverso il progetto Neetwork che coinvolge le imprese del terzo settore. In 350 hanno risposto all’appello mettendo a disposizione 850 posti di tirocinio per 4-6 mesi, retribuito con 400 euro al mese. Neetwork prevede la collaborazione con Regione Lombardia che finanzia il progetto per un valore di 1.600.000 euro e si avvale dei servizi e delle risorse messe in campo dal programma Garanzia giovani, a cui aggiunge ulteriori proprie risorse. Si tratta di incentivi economici a rimborso parziale dell’indennità di tirocinio che viene riconosciuta al giovane, della copertura economica delle spese Inail e della propria esperienza per identificare le inclinazioni e le fragilità del ragazzo e rendere minore possibile il rischio di fallimento dell’esperienza lavorativa.

Gli obiettivi
Per il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che non ha potuto partecipare alla presentazione dell’iniziativa, «è la testimonianza di come l’impegno di soggetti importanti del privato-sociale contribuisca concretamente alla realizzazione della nostra idea del programma Garanzia Giovani come un contenitore dinamico di progetti ed opportunità per i giovani che non studiano e non lavorano. Allo stesso tempo - aggiunge - voglio dare atto alla Regione Lombardia della forte attenzione che sta riservando all'attuazione del programma e che sta producendo buoni risultati. Il fatto che grandi gruppi come Google e Microsoft ed importanti soggetti del privato sociale come Fondazione Cariplo scelgano di utilizzare il programma Garanzia Giovani per realizzare significativi progetti di miglioramento delle competenze e di inclusione sociale - conclude - ne conferma l’utilità e il valore positivo».
«Il nostro scopo è quello di agire sulla componente più fragile dei Neet», spiega a Scuola24 Davide Invernizzi, direttore Area servizi alla persona di Fondazione Cariplo. «Quelli che proponiamo sono tirocini risocializzanti, con lo scopo di far capire a questi ragazzi che è arrivato il momento di riprendere in mano il filo della propria vita - continua Invernizzi - cioè di rientrare a scuola o di proseguire nella ricerca del lavoro. E crediamo che il terzo settore, ormai a forte vocazione imprenditoriale ma sempre attento alle fragilità, possa dare quel valore aggiunto a livello motivazionale e di attenzione alle persone che in altri ambienti di lavoro è meno scontato. I giovani impareranno una professione, ma troveranno anche un ambiente caldo. Il problema di questi giovani è che non hanno più fiducia e il terzo settore su questo può fare la differenza. Sono infatti giovani che la scuola ha perso e che si fa fatica a riattivare e riagganciare, perchè sono ormai fuori da ogni circuito e sono talmente sfiduciati che non fanno neanche girare il loro curriculum. Per agganciarli abbiamo attivato una collaborazione con Facebook dal momento che il 42 per cento di loro ha una pagina attiva sul social network. Sono infatti nativi digitali, hanno uno smartphone, sono presenti sui social e allora abbiamo testato un canale nuovo di reclutamento», conclude Invernizzi.


Riconquistare i ragazzi
«Questi ragazzi spesso scelgono di abbandonare la scuola, una scuola che non ha strumenti per trattenerli e che spesso non è altro che un percorso formativo più vicino al parcheggio», denuncia a Scuola24 Stefano Granata, presidente di Cgm-Mestieri Lombardia. «Spesso in queste situazioni anche le famiglie sono impotenti, infatti questa popolazione giovanile non sempre arriva da famiglie disastrate. Non vivono in molti casi in situazioni di indigenza, ma rifiutano il percorso formativo o il mondo del lavoro perchè non lo ritengono adeguato alle proprie aspettative, ammesso che ne abbiano di aspettative. Molti di loro infatti si accontenta di vivere come sta vivendo, senza assumersi responsabilità. Non coltivano passione per nulla, anche perchè non ne hanno necessità, spesso non sono in difficoltà economiche. E allora il progetto Neetwork vuole riaccendere in loro le aspettative per il futuro», conclude Granata.


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