Formazione in azienda

Ingegneri, stuccatori, ottici: anche nel 2015 «introvabili» 60mila candidati

di Claudio Tucci

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Le aziende cercano un tecnico specializzato? Faticano a trovarlo. Nel 2015 su 500.420 assunzioni non stagionali programmate dalle imprese, 59.890 (il 12%, quindi) sono considerate dagli stessi imprenditori «di difficile reperimento», e per più della metà dei casi la motivazione è «l’inadeguatezza dei candidati».

Gli “introvabili”
La fotografia scattata da Unioncamere-ministero del Lavoro, sulla base del sistema informativo Excelsior 2015, parla piuttosto chiaro: sono ancora tante le proposte di lavoro stabile che non riescono a trovare la persona giusta; un paradosso in un paese dove il tasso di disoccupazione degli under25, ad agosto (ultimo dato disponibile Istat), è del 40,7 per cento. Nel solo settore industriale si ritengono “introvabili” 17.790 posizioni, essenzialmente profili tecnici: lo scorso anno, per esempio, mancavano ingegneri elettronici e dell’informazione, stuccatori edili, tecnici commerciali, ottici. Nelle costruzioni sono “di difficile reperimento” 4.360 assunzioni. Anche nei servizi si registrano 37.150 “introvabili”, soprattutto nel commercio e nei servizi informatici e in quelli legati al mondo dell’alloggio-ristorazione.

Non c’è dubbio, la crisi, contenendo la domanda delle imprese, ha ridotto anche il numero delle posizioni considerate difficili da ricoprire (negli anni scorsi si sono registrate punte anche superiori al 20%). E le situazioni sono differenti a livello territoriale, con il Nord-Ovest che, quest’anno, ha il doppio di “introvabili” rispetto al Sud.

Il nodo orientamento
Certo, «alla base manca un efficiente sistema di orientamento dei giovani e delle famiglie», evidenzia Giorgio Allulli, esperto di sistemi formativi. Ma sono anche altre le lacune: a condizionare negativamente una selezione è la mancanza di una pregressa esperienza di lavoro (nel 2014 per ben 6 diplomati su 10 le aziende hanno chiesto una certa conoscenza della posizione messa a disposizione). Ma a pesare sono pure le scarse conoscenze di una lingua straniera (richiesta nel 2014 a tre diplomati previsti in assunzione su 10) e dell’informatica (indispensabile per il 32,2% dei nuovi ingressi). Le imprese ritengono, poi, molto importanti le competenze di carattere trasversale.

Servono test attitudinali
Insomma, nel mirino scuola e università? «È un dato di fatto che il nostro modello didattico, finora, non ha mai previsto come centrale nel processo di apprendimento l’alternanza scuola-lavoro - sottolinea Roberto Pessi, professore di diritto del Lavoro e prorettore alla didattica all’università Luiss di Roma -. In questa prospettiva la riforma Renzi-Giannini è un primo segnale d’attenzione». A mancare, però, è pure il ricorso a test attitudinali idonei a identificare il percorso formativo corrispondente all’identità dei giovani. «E questo - aggiunge Pessi - spiega il declino della formazione professionale (e professionalizzante), e l’addensamento di studenti universitari in percorsi di laurea ormai privi di sbocchi occupazionali. Anche qui, adesso, serve cambiare passo».


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