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In Europa l’abbandono scolastico si combatte con la formazione: qualifica on the job per un terzo dei «dispersi»

di Alessia Tripodi

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Un’indagine del Cedefop rivela: nei Paesi Ue con il maggior numero di iscritti ai percorsi Iefp la dispersione è più bassa. Buone performance anche per l’apprendistato

I percorsi di istruzione e formazione professionale (Iefp) aiutano a combattere l’abbandono scolastico. E in Europa un terzo di chi abbandona precocemente i banchi arriva poi a conseguire una qualifica proprio con i corsi Iefp. Sono i risultati di un rapporto appena pubblicato dal Cedefop - il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale - che ha analizzato il ruolo della didattica più orientata al lavoro (apprendistato compreso) nei sistemi educativi dei paesi dell’Unione.

I dati
Dall’analisi del Cedefop emerge che otto Paesi europei su nove con alti tassi di iscrizione ai percorsi di istruzione e formazione professionale (oltre il 65% dei giovani) presentano un basso tasso di abbandono scolastico precoce, che resta al di sotto dell'obiettivo Ue. L’Italia non rientra in questo gruppo, ma - dicono i dati - si piazza a metà della classifica, con un tasso di iscrizione ai corsi di formazione compreso tra il 44 e il 65% e una percentuale di abbandono precoce superiore al 10 per cento.
Oltre la metà dei giovani europei che abbandonano la scuola, vale a dire il 52%, finisce col diplomarsi a livello di secondo ciclo di istruzione o superiore. E di questi, dice ancora l’analisi, i due terzi conseguono tale risultato frequentando percorsi di istruzione e formazione professionale. «I corsi Iefp - dice il Cedefop - consentono a questi giovani di acquisire anche preziose abilità e competenze e di maturare esperienze lavorative» e per questo «tali percorsi sono particolarmente apprezzati da chi vuole passare velocemente dall'apprendimento al guadagno, e da chi - spiega ancora il rapporto - riprendendo a studiare non vuole o non può rinunciare ad una fonte di reddito durante il periodo di apprendimento formale».

Il ruolo dell’apprendistato
I dati del Cedefop dicono che nei paesi a maggior incidenza di apprendistato il numero di abbandoni scolastici precoci è tendenzialmente più basso, perchè questo strumento formativo, spiega l'analisi, «impegnando i giovani in un processo lavorativo reale riesce a produrre una forte carica motivazionale» e inoltre «agli studenti in situazioni svantaggiate consente di studiare e guadagnare allo stesso tempo».
Anche per quel che riguarda la diffusione dell’apprendistato tra i 15-29enni in rapporto al tasso di abbandono, l’Italia si trova in una posizione «di mezzo» rispetto agli altri Paesi Ue: se in Germania, Austria e Danimarca l’incidenza dell’apprendistato tra gli under 30 supera il 5%, nel nostro Paese il valore può scendere in alcuni casi fino all’1,5 per cento.

Le best practice Ue
In ogni caso, secondo il Cedefop l'approccio pedagogico dell’Iefp - con apprendimento basato sul lavoro, visite in azienda e workshop - conquista soprattutto i giovani che preferiscono un approccio meno accademico ( e che, dunque, sono a maggior rischio di abbandono). Per questo in alcuni Paesi dell'Unione l’approccio più «job oriented» viene utilizzato in programmi per combattere abbandono e dispersione: il rapporto cita l’esempio di un progetto di Iefp nei Paesi Bassi, che prevede un percorso in Ict e punta su un alto grado di motivazione dello studente, e quello dell'adozione della cosiddetta pedagogia "waterhole" in Danimarca, che, secondo i dati, ha ridotto il tasso di abbandono scolastico al 21%, ben al di sotto del 28% registrato per i corsi di base.


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