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L’apprendistato elvetico dà il buon esempio: è «gold standard» anche per gli Usa

di Flavia Foradini

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È da tempo che l’amministrazione statunitense cerca di potenziare la formazione professionale giovanile con ripetute, ingenti iniezioni di danaro. Tre anni fa con 1,1 miliardi di dollari per intensificare i programmi di apprendistato nelle scuole secondarie. Ma ora Obama vuole un nuovo scatto in avanti. Il motivo: mentre il tasso nazionale di disoccupazione è del 5,1%, fra i giovani della fascia 16-24 anni è stato del 12,2% a luglio 2015.

L’esperienza americana
Già nel 2004 uno studio del Nave (National assessment of vocational education) aveva appurato che a livello universitario «le opportunità lavorative sono migliori se un solido curriculum accademico viene affiancato da esperienze lavorative pre-laurea».
Per le scuole secondarie, lamentava il rapporto, «la strategia di integrazione non è ancora efficace», laddove non va dimenticato che «i benefici della formazione professionale si estendono anche a chi è svantaggiato economicamente».
Attualmente metà delle scuole secondarie superiori e un terzo delle università americane hanno programmi di alternanza scuola-lavoro, ma nell’ultimo decennio i progressi a livello secondario superiore non sono stati così significativi da poter allineare la disoccupazione giovanile a quella generale, anzi, il Ncee (National centre on education and the economy) ha rilevato «un significativo deterioramento della formazione professionale negli Usa, che va rivitalizzata con determinazione».Così, dall’anno scorso l’amministrazione americana ha inviato delegazioni nei Paesi che hanno sistemi di alternanza scuola-lavoro, per studiarli e ricavarne impulsi.

L’esempio svizzero
Il risultato è stato un rapporto del Ncee (“Gold Standard: The Swiss vocational education and training system”) che ha indicato l'offerta formativa elvetica come “gold standard”, come sistema migliore «non solo per gli alti tassi di occupazione e di livelli salariali, ma anche per la sua eccellente capacità di innovare. La Svizzera avvia inoltre molto presto i giovani ad un’assunzione di responsabilità, integrandoli in situazioni reali, in team di adulti chiamati ad essere sia istruttori che supervisori».
Anche la struttura statale federale della confederazione elvetica viene considerata un riferimento positivo, come ha rilevato uno studio della John Hopkins University: essendo l’istruzione professionale gestita principalmente dai Cantoni in un'ottica anche di compresenza di diversi contesti formativi, la piramide decisionale e gestionale può essere un valido modello di riferimento per gli Usa.
Quello svizzero è un sistema duale che non si limita ad affiancare alla scuola l’esperienza in azienda, bensì crea un sistema fortemente integrato, con giornate scandite sia dall'attività lavorativa, sia da lezioni su curricula differenziati a seconda del settore di formazione. Un approccio che attira il 70% degli adolescenti svizzeri e che offre inoltre passerelle di passaggio da un percorso all'altro. Il risultato: una disoccupazione giovanile al 7,7%.
Punto di arrivo dei sopralluoghi americani è ora il protocollo di intesa per esportare oltreoceano il sistema elvetico, firmato dai dicasteri all’Istruzione, all’Economia, al Lavoro e al Commercio dei rispettivi Paesi. Fra i primi obiettivi: progetti pilota di apprendistato e formazione dei docenti.


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