Enti e regioni

Il Piemonte lancia master e dottorati in alto apprendistato

di Filomena Greco

Il Piemonte scommette sui percorsi formativi dell’alto apprendistato. E finanzia, con 6,7 milioni (tra risorse regionali e statali), le future iniziative. Si tratta del percorso formativo e di ingresso al mondo del lavoro attraverso master universitari di primo e secondo livello, dottorati di ricerca, lauree triennali e magistrali. Dal 2010 a oggi, in Piemonte sono state 340 le imprese che hanno assunto 727 apprendisti con percorsi di alta formazione e ricerca. Di questi circa l’89% ha concluso il percorso con successo, fa sapere la Regione, conseguendo il titolo previsto e oltre il 95% è stato stabilizzato negli organici aziendali. Tra le diverse tipologie di studio, è il master che fa la parte del leone, con 688 apprendisti su 727, mentre dottorati e lauree restano su quote molto più basse.

Ora la Regione rilancia, anche alla luce della sperimentazione che il ministero del Lavoro ha messo in campo per sostenere questa tipologia di contratto – una misura mai davvero decollata in Italia – e della riforma dei percorsi di apprendistato prevista nel Job act.

Per l’assessore regionale al Lavoro, Gianna Pentenero, la priorità in tema di apprendistato è «quella di finalizzare e coniugare domanda e offerta di lavoro, creare un’alternanza continua tra formazione e lavoro e generare effetti virtuosi non solo sull’occupabilità delle persone e sulla produttività delle aziende, ma anche sul conseguimento di un titolo di studio che permetta di ottenere un inserimento lavorativo stabile». La chiave dell’esperienza piemontese, dunque, è il coinvolgimento di imprese (tra gli altri Comau, Bosh e Spea), parti sociali e istituzioni formative, a cominciare dalle università, compresa quella di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

Ad arricchire il capitolo dell’alto apprendistato c’è poi la sperimentazione avviata dal Piemonte per il conseguimento del titolo di tecnico superiore – presso gli Its, gli Istituto tecnici superiori – all’interno di un percorso di apprendistato di alta formazione e ricerca, questo in aggiunta in aggiunta ai percorsi tradizionali per laurea, master e dottorati di ricerca.

Tra le best practice emerse, l’importanza dei project work, sia a conclusione dei percorsi che nelle fasi intermedie, l’aggiornamento di alcuni materiali didattici in uso presso l’università, grazie al contributo degli apprendisti ed al loro aggancio con i rispettivi contesti di lavoro, l’impianto di monitoraggio e valutazione dei master e la figura del “tutore d'aula”, direttamente incaricato dall’azienda per assistere alle lezioni e mantenere il collegamento tra mondo accademico e realtà lavorativa. Sul fronte dell’apprendistato di primo livello, i numeri dei ragazzi coinvolti, come nel resto d’Italia, restano esigui: nel biennio 2012-2014, secondo l’aggiornamento della Regione, sono stati 160 gli apprendisti presi in carico dal sistema dell’offerta formativa e contrattualizzati con apprendistato di 1° livello, alcuni dei quali conseguiranno la qualifica e il diploma professionale il prossimo autunno. Per favorire il ricorso a questo strumento, la Regione ha all’attivo un incentivo pari a 1.500 euro per ogni annualità, da erogare al completamento della frequenza dei 3/4 della durata complessiva della formazione strutturata.


© RIPRODUZIONE RISERVATA