Servizi per il lavoro

Giovani e occupazione, spiragli nelle assunzioni

di Francesca Barbieri

Da un lato si lavora al restyling della Youth Guarantee per rimediare al flop del primo anno del programma che punta a trovare un lavoro ai giovani. Dall’altro al decreto delegato del Jobs act per rivedere l’impianto delle politiche attive e creare un’Agenzia nazionale per l’impiego. Il cantiere è aperto per risollevare l’occupazione e dai numeri arrivano, un po’ a sorpresa, i primi spiragli positivi. Anche se la cautela è d’obbligo, si intravedono, dopo molti dati foschi, segnali di possibile miglioramento dello scenario per i giovani.

Le imprese prevedono infatti di ricominciare ad assumere, in particolare under 30. Ci sarebbero infatti oltre 40mila posizioni aperte per i giovani da reclutare nei primi tre mesi dell’anno e ben 36.500 andrebbero a ricoprire ruoli di media durata e non stagionali. Mai così bene da tre anni. Si tratta di una crescita del 18% rispetto allo stesso periodo del 2014 (+21,9% per le sole assunzioni non stagionali), l’equivalente di oltre 6mila posti di lavoro in più e che conferma il trend che già si delineava nella seconda parte del 2014. Dalla fotografia scattata dal centro studi Datagiovani sul sistema informativo Excelsior di Unioncamere emerge anche un aumento della quota di ”annunci” diretti ai giovani (30,3% rispetto al 28% del 2014) che crescono, di conseguenza, a ritmi più sostenuti rispetto alla media.

Ma quali sono le figure più ricercate? A svettare nella top ten sono cuochi e camerieri (4.250 nuovi posti, +43% sul 2014), ma in forte crescita sono anche ingegneri e architetti (+42% per 1.120 posizioni aperte) e gli operai metalmeccanici (+56% per circa 2.500 posti).

Sul territorio - mettendo sotto la lente solo le assunzioni non stagionali - sono le realtà del Nord-Est a mostrare i segnali più incoraggianti: con circa 9mila ingressi programmati si tratta di un incremento del 30% rispetto al primo trimestre 2014. Va evidenziato in particolare il caso del Veneto, dove a fronte di un aumento del 2% delle previsioni di assunzione totali si affianca il +21% delle posizioni lavorative per under 30. Nel Mezzogiorno, solamente Campania e Puglia mostrano aspettative così favorevoli per i giovani, ma i segni negativi di Sicilia e Calabria rendono il Sud l’area a minore spinta di nuove opportunità di lavoro.

È presto dunque per cantare vittoria, soprattutto perché la partita si giocherà nei prossimi mesi quando verrà misurata l’efficacia del contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs act e del bonus assunzioni della legge di Stabilità. In più, entreranno in vigore i due decreti appena varati dal ministero del Lavoro (si veda Il Sole 24 Ore del 23 gennaio) e trasmessi alla Corte dei conti per la registrazione, che allargano il raggio d’azione della Youth Guarantee anche all’apprendistato professionalizzante per quanto riguarda la misura che incentiva le assunzioni.

Un ruolo-chiave sarà poi giocato dalla riforma delle politiche attive del lavoro (che troverà posto in uno dei decreti delegati del Jobs act), tallone d’Achille del nostro Paese sullo scacchiere europeo. L’Italia destina l’1,61% del Pil ai sussidi passivi di sostegno al reddito, ma quasi nulla ai servizi per l’impiego e appena lo 0,35% alle politiche attive, mentre gli altri big della Ue spendono, in termini relativi, dalle quattro alle dieci volte più di noi in servizi per l’impiego e circa il doppio in politiche attive.

«Il problema italiano - spiega Francesco Giubileo, ricercatore di sociologia all’università di Milano Bicocca - non è la regionalizzazione delle politiche attive, ma la totale assenza di strumenti valutativi dei servizi pubblici per l’impiego in Italia. Il nostro paese è l’unico in Europa che non raccoglie nessun dato sulle prestazioni, ma soprattutto non applica sanzioni nei confronti dei propri operatori inadempienti o incompetenti». Certo, sul territorio ci sono anche casi virtuosi: il modello della formazione duale in Trentino-Alto Adige, o il sistema della dote unica in Lombardia, gli stage con rimborso spese obbligatorio (e cofinanziato) della Toscana, indicato come esempio virtuoso dall’Unione europea, o le più recenti esperienze della staffetta generazionale in Piemonte e del contratto di ricollocazione nel Lazio.


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