Servizi per il lavoro

Professionisti, formazione a rilento

di Francesca Barbieri e Valeria Uva

Non decolla la “nuova” formazione dei professionisti. A un mese esatto dalla scadenza del primo anno della riforma, tra ritardi nell’avvio, mancanza di monitoraggio e poco interesse degli iscritti, la situazione è ancora confusa e senza dati certi per la maggior parte degli Ordini. L’obbligo di aggiornarsi ogni anno acquisendo crediti formativi riguarda una platea di circa un milione di professionisti delle aree giuridica, economico-sociale e tecnica, chiamati ad allinearsi a quelli dell’area sanitaria dove l’educazione continua in medicina (Ecm) è un dovere dal 1999.

Partenze in ritardo
Non hanno ancora emanato il regolamento per la formazione i dottori commercialisti e gli agrotecnici. I commercialisti sono stati “rallentati” dalla bagarre che ha portato allo scioglimento del consiglio nazionale nel 2012 e al successivo commissariamento, fino alla nomina a fine luglio 2014 del nuovo presidente Gerardo Longobardi. Sulla formazione, in attesa dell’adeguamento alla riforma,restano in vigore le vecchie regole, per le quali quest’anno è partito il nuovo triennio e vanno acquisiti 90 crediti in totale. Gli agrotecnici hanno fatto ricorso contro il parere vincolante del ministero della Giustizia e, dunque, non hanno ancora un regolamento. In ritardo anche biologi e geometri, questi ultimi con il nuovo Consiglio insediatosi solo a fine 2013. Per i geometri l’obbligo di aggiornamento scatta da gennaio, ma la categoria è già vincolata sotto il profilo deontologico. «Già 93mila iscritti su 109mila hanno ottenuto almeno 10 crediti l’anno» sottolinea il presidente, Maurizio Savoncelli. Agli avvocati, invece, si applica la riforma forense (legge 247/12): il nuovo regolamento messo a punto dal Cnf scatterà da gennaio, con ampio spazio riconosciuto alla formazione a distanza (per un massimo del 40% dei crediti l’anno).

L’offerta in campo
La maggior parte dei corsi accreditati sono “interni”, organizzati e gestiti dagli Ordini. «Per i consulenti del lavoro - precisa Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale - l’obbligo della formazione continua è stato introdotto sin dal 2000, con la consapevolezza diffusa che si tratta di un mezzo fondamentale per adeguarsi alle esigenze del mercato. In questi anni non sono emerse criticità ma nell’immediato futuro si intravedono difficoltà nell’accreditamento degli enti di formazione esterni alla categoria che, con la nuova regolamentazione, è sottoposto al parere vincolante del Ministero vigilante». Alcuni Ordini hanno addirittura creato per questo scopo scuole ad hoc: è il caso degli ingegneri e dei notai. A questi ultimi la Fondazione del notariato ha dedicato nel 2014 13 convegni e 10 seminari online, frequentati questi ultimi da mille iscritti (quasi il 25% del totale). Ricca anche l’offerta per gli architetti: 3.750 gli eventi organizzati sul territorio, l’80% dei quali a titolo gratuito. Avvio più lento, invece, per i corsi deontologici, accessibili solo da settembre. Per questo il Consiglio ha appena deliberato una proroga fino a giugno 2015 per acquisire i quattro crediti obbligatori ogni anno per la deontologia. È partita in ritardo anche la macchina organizzativa dei giornalisti, con la piattaforma operativa solo da luglio. Nonostante l’ampia offerta (più di 1300 corsi avviati, 870 a titolo gratuito) la piattaforma sconta difficoltà tecniche di accesso e spesso i posti offerti vanno esauriti in pochi minuti . Difficoltà queste che spiegano in parte perché solo il 27% degli iscritti sia già in regola. Faticoso anche l’accreditamento degli enti esterni: «Almeno sei mesi sono serviti per il parere del ministero della Giustizia sui corsi già vagliati da noi» spiega Giorgio Cacciaguerra, membro del Consiglio di architetti, pianificatori e paesaggisti.

Monitoraggio incompleto
Tra i pochi Ordini che hanno già il polso dei crediti raggiunti, gli agronomi segnalano che solo il 10% dei propri iscritti non si è attivato, mentre il 75% ha raggiunto l’obiettivo del primo anno. Bene anche i notai, con il 70% in regola per il primo anno. Ma in pochi hanno attivato un monitoraggio in tempo reale: dati non disponibili, ad esempio, per ingegneri e geologi, assistenti sociali e architetti. «Alcuni meccanismi sono, sicuramente, ancora da mettere a punto - ammette Silvana Mordeglia, presidente del Consiglio nazionale degli assistenti sociali -. Stiamo, innanzitutto, creando le condizioni affinché siano utilizzati al massimo i supporti informatici». Solo gli ingegneri poi si sono spinti più in là e stanno strutturando la certificazione delle competenze: «Una banca dati unica e aperta al pubblico -spiega Stefano Calzolari, presidente dell’Ordine di Milano già partito con la sperimentazione - che seguirà il percorso di aggiornamento dell’ingegnere dalla laurea in poi e permetterà a tutti di selezionare il professionista, secondo le specializzazioni di cui si ha bisogno». Anche i corsi e i crediti ottenuti a quel punto avranno un reale valore di mercato. Peccato che lo strumento sarà a pieno regime solo dal 2016.


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