Enti e regioni

Alternanza «doc»: dal Veneto alla Campania, ecco le best practice regionali

di Alessia Tripodi

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I progetti realizzati sul territorio per combattere la dispersione e garantire il link tra istruzione e lavoro: il monitoraggio della Conferenza delle regioni

L’alternanza scuola-lavoro rappresenta uno strumento strategico per garantire il collegamento tra istruzione e mercato del lavoro e per combattere il fenomeno dei «Neet» - cioè dei giovani che non studiano e non lavorano - accorciando i tempi di transizione dalla vita scolastica a quella professionale. Ma permette anche di venire incontro alla domanda delle imprese, garantendo un capitale umano più qualificato e con competenze più flessibili. Per questo con la «Buona Scuola» il Governo punta a raddoppiare il numero di ore di formazione in azienda (portando da 94 a 200 il numero delle ore annuali), anche per recuperare il ritardo con gli altri Paesi Ue: secondo dati forniti da Confindustria, infatti, in Italia, dove il numero dei Neet sfiora i 2 milioni, solo il 9% degli studenti di scuola superiore frequenta percorsi di alternanza, mentre in Germania e Austria, dove l’alternanza è parte integrante del sistema educativo, i Neet sono praticamente inesistenti .
In questo quadro è importante il contributo fornito dalle Regioni, che hanno sperimentato sul territorio diversi progetti di alternanza nell’ambito dell’offerta di istruzione e formazione professionale. Un panorama di «buone pratiche» che la Conferenza delle Regioni ha monitorato e raccolto in un documento presentato nelle scorse settimane.

In Veneto i «Laboratori della conoscenza»
Il Veneto - a integrazione degli interventi finanziati dal Miur - ha messo in campo fondi per oltre 3 milioni di euro per i «Laboratori della conoscenza» per la realizzazione di percorsi di alternanza. Ogni progetto formativo, costituito da due interventi (uno rivolto agli studenti del 4° anno e l’altro agli studenti del 5° anno delle scuole superiori) ha una durata massima di 260 ore totali (max 160 rivolte alle classi quarte e max 100 alle classi quinte).
I beneficiari dei tre bandi Fse (uno nel 2011 e due nel 2012) pubblicati dalla regione sono complessivamente 90: di questi 36 sono enti di formazione che hanno presentato progetti per conto di scuole e 54 gli istituti scolastici che hanno presentato progetti direttamente.
Nell'aprile del 2013 la regione ha realizzato un monitoraggio su un campione di 20 istituti scolastici, 465 studenti e 44 aziende, estratto tra i progetti approvati con la Dgr n. 1954/2011. L'indagine ha verificato l'efficacia dell'intervento, tanto sul versante dell'arricchimento professionale degli studenti, che dell'integrazione curriculare dei programmi scolastici. Ha colto inoltre l'aderenza dei profili in uscita dalla scuola con i fabbisogni di professionalità espressi dal sistema produttivo, evidenziando, ove possibile, eventuali margini di miglioramento.

Oltre 2mila percorsi in Lombardia
La Lombardia ha attivato 2.300 percorsi di alternanza della durata di circa 150 ore che hanno coinvolto 46.380 studenti. Il finanziamento messo in campo ammonta a 196 milioni. Gli esiti di questa sperimentazione hanno dato buoni risultati: secondo i dati forniti dalla Conferenza delle Regioni, il numero di studenti che hanno sostenuto le prove finali di esame per l'ottenimento di una qualifica professionale nei percorsi è aumentato esponenzialmente in Lombardia tra il 2005 e il 2013 passando da poco più di 2mila a oltre 12mila unità.

Azioni coordinate in Emilia Romagna
In Emilia Romagna per assicurare l’uniformità delle soluzioni didattiche e progettuali sul territorio regionale, sono stati istituiti tre organismi di gestione e di coordinamento del sistema di istruzione e formazione professionale: Comitato Tecnico Regionale (Ctr), Comitati Territoriali (Ct) e i Comitati Settoriali (Cs). Nel periodo tra il 2011 e il 2014, il Ct - presieduto dalla Regione e costituito dalle amministrazioni provinciali, dall’Ufficio scolastico regionale e dagli enti e istituti di formazione accreditati - ha garantito il coordinamento delle azioni di sistema, i Ct - presieduti dalle amministrazioni provinciali e costituiti da enti e istituti di formazione accreditati - hanno coordinato le partnership tra i soggetti formativi del sistema per garantire l’incontro tra domanda e offerta di competenze, mentre i Cs - di cui fanno parte enti e istituti accreditati - si sono occupati della progettazione del percorso triennale attraverso un confronto tra i curriculum regionali e nazionali. Le attività formative così realizzate hanno coinvolto circa 30mila, 72 istituti professionali e 42 enti accreditati.

Le Marche finanziano la mobilità
Nelle Marche l’offerta regionale di istruzione e formazione prevede anche finanziamenti per la formazione di tutor e per esperienze al di fuori del territorio regionale e all’estero. Il progetto di alternanza, attivo dall’anno scolastico 2010/2011, si avvale di fondi pari a 1 milione di euro l’anno e coinvolge quasi 10mila studenti iscritti ai corsi per il conseguimento della qualifica professionale triennale. Secondo i dati, il 70% dei ragazzi che si iscrivono ai corsi arrivano alla qualifica . Numerose e interessanti sono le progettazioni delle scuole, alcune delle quali ispirate alla formazione duale altre con progetti speciali di inserimento di alunni svantaggiati.

In Campania audit con le imprese
Per quel che riguarda il Sud, infine, in Campania l’Agenzia regionale per il lavoro e l'istruzione (Arlas) si occupa di fornire servizi per l’organizzazione, la gestione e il monitoraggio dei percorsi di alternanza. Il programma delle attività per il 2014-2015 - che coinvolge gli istituti professionali che operano in sussidiarietà, le agenzie formative accreditate, le famiglie e gli studenti - prevede indagini conoscitive per la programmazione dei corsi sulla base dei fabbisogni professionali (attraverso audit con le imprese, con le scuole e con gli operatori e interazioni con le famiglie per conoscere i livelli di dispersione scolastica), azioni di supporto tecnico per l'attivazione dei percorsi formativi e per la valutazione degli apprendimenti, monitoraggio dei risultati ottenuti. I fondi a disposizione sono pari a mezzo milione di euro.


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