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Tra i banchi si insegna anche l’arte del made in Italy

di Lorena Loiacono

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Non solo leggere e far di conto, nella scuola italiana si insegna anche l’arte del Made in Italy. Nel suo aspetto più appetibile: dalla dieta mediterranea alla produzione di altissima qualità, dalla cucina alle attività di marketing in grado di conquistare il mercato internazionale. C’è anche questo, infatti, tra i banchi di scuola e a tutti i livelli: si parte con gli istituti professionali e si arriva ai vertici del mondo accademico.

In cucina, fin dalle superiori
Nell’istruzione superiore sta vivendo un vero e proprio momento d'oro l'istituto alberghiero, seguono i corsi degli Its (Istituti tecnici superiori ad alta specializzazione tecnologica) che hanno dedicato un settore apposito al Made in Italy proprio per l'ambito agro-alimentare, in cui si formano figure professionali per il controllo della produzione e del marketing dei prodotti. Ce ne sono su tutto il territorio nazionale da Treviso a Latina, da Messina a Parma e ancora Viterbo, Teramo, Como, Campobasso e Bari.

Chef con lode
Poi si arriva al livello più alto, quello accademico, con le facoltà di scienze gastronomiche. A questo punto, la laurea in gastronomia forma solo veri intenditori: in Italia le facoltà sono ancora poche ma stanno visibilmente conquistando spazio. Nell’anno accademico 2004-2005 apparve la prima facoltà di scienze gastronomiche nell’Università di Parma, una scelta strettamente legata alla realtà territoriale e alle sue eccellenze: aveva 69 iscritti, oggi ne ha 82 a numero programmato con 170 richieste di iscrizione. Che cosa accade dopo una laurea in scienze gastronomiche? Il 50% degli studenti dell'Università di Parma, a un anno dalla laurea, è impiegato nell'ambito del turismo, della ristorazione e degli alberghi ma anche nell'editoria e nell'informazione. C'è poi un 40% che sceglie invece di proseguire gli studi, specializzandosi sempre nel contesto universitario attraverso la laurea magistrale e il master. Stessa filosofia all’Università di Padova dove, dal 2008-2009, nella sede di Legnaro sono aperte le iscrizioni al corso in scienze e cultura della gastronomia che, per l'anno accademico 2013-2014, ha incassato un boom di richieste: 1196 domande a fronte di 75 posti disponibili. In Sicilia poi, presso l’Università di Messina, è attivo il corso di laurea interfacoltà di scienze gastronomiche: si formano professionisti del turismo gastronomico, in un territorio ad altissima vocazione turistica, e si spazia dallo studio di chimica degli alimenti e anatomia umana a quelli di economia e aspetti salutistici della dieta mediterranea.

In Puglia il vino sale in cattedra
La richiesta è altissima e allora, nell'Università di Foggia, è già arrivato l'accreditamento dal Miur per aprire il corso di scienze gastronomiche per il prossimo anno ma nel frattempo, nel capoluogo pugliese, gli studenti seguono il master in economia, marketing e turismo enologico. Chiaramente, anche in questo caso, si tratta di una scelta fortemente legata alle possibilità produttive del territorio.

Master in tutta Italia
Altra cosa e numerosissimi sono invece i master, come quello attivato presso la Sapienza per le scienze gastronomiche e patologie dell'alimentazione, che fanno riferimento però alla facoltà di medicina nel caso di Roma o a quella di scienze ambientali o agrarie.

Il tempio di Slow food
E poi c’è il marchio Slow food sull'Università degli studi di Scienze gastronomiche, fondata nel 2004 a Pollenzo, vicino Bra in provincia di Cuneo. Un ateneo privato, avviato in collaborazione con le regioni Piemonte ed Emilia Romagna e riconosciuto dal Ministero della pubblica istruzione, che accoglie studenti da tutto il mondo all'insegna del Made in Italy: quest'anno sono 85 le matricole, provenienti da 32 Paesi diversi tra cui Albania, Siria, Spagna e Stati Uniti, Brasile, Francia e Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Taiwan e Guatemala. E allora il Made in Italy sale in cattedra e fa della valorizzazione del territorio la sua scuola, con un occhio di riguardo alle reali prospettive di impiego.


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