Enti e regioni

Con il progetto «Valef» anche la formazione professionale si prepara a essere giudicata

di Claudio Tucci

S
2
4Contenuto esclusivo S24


La formazione professionale è in costante crescita: una decina di anni fa questo percorso di istruzione a tutti gli effetti era scelto da circa il 5% degli adolescenti, oggi gli iscritti sono saliti in modo esponenziale (da 23.500 ragazzi del 2002 si è passati a circa 300mila quest'anno). E gli sbocchi occupazionali premiano questi percorsi, fortemente collegati con il lavoro: il 59% degli alunni trova un impiego subito dopo il conseguimento della qualifica; uno su due (il 50%) entro tre anni dal titolo.
Oggi la formazione professionale, che è di competenza regionale ma in raccordo con i ministeri del Lavoro e dell'Istruzione, è pronta a una nuova sfida: la valutazione. A lanciare il sasso nello stagno è il Ciofs-Fp (un esempio virtuoso di privato sociale impegnato da anni in questo settore) che ha riunito intorno a un tavolo a Roma, al seminario di formazione europea, rappresentanti di regioni e governo e l'Invalsi per mettere le basi per costruire insieme un sistema di valutazione utile a migliorare la formazione professionale: «Occorre ragionare su un tipo di valutazione che, tra le conoscenze, comprenda anche il sapere pratico appreso in contesti di produttività, sia laboratorio che in azienda», ha sottolineato Lauretta Valente, presidente del Ciofs-Fp.

La sperimentazione Valef
Il Ciofs-Fp ha quindi presentato un progetto sperimentale di valutazione, Valef. «Si sta cercando di far squadra con Invalsi, Miur e formatori - ha spiegato Mario Tonini, presidente del Cnos-Fap - per dare vita a un sistema che tenga conto dei punti forti e di unicità della formazione professionale. In altre parole, gli elementi chiave, anche rilevati dall'Isfol, come motivazione degli studenti, inclusività sociale, recupero della dispersione scolastica, capacità di attrarre nuovi giovani, non vanno lasciati fuori dai criteri di valutazione». La risposta dell'Invalsi è stata positiva: «Diamo la nostra piena adesione a lavorare insieme alla sperimentazione Valef - ha detto Anna Maria Ajello, numero uno dell'Invalsi - certi che sarà di arricchimento per tutti, scuola compresa».

Scelta anti-dispersione
La questione della valutazione (per migliorare e non per escludere) è fondamentale per la formazione professionale, visto che vi accedono i "giovani del disagio": il 73% degli allievi proviene da precedenti esperienze scolastiche, il 7% sono alunni disabili e il 16,5% figli di genitori stranieri. L'appeal di questi corsi è anche la forte scommessa sull'alternanza scuola-lavoro. «Per ora però il sistema è sbilenco - ha ammesso il sottosegretario Luigi Bobba - c'è ancora un alto numero di Regioni che non sono in grado di attivare un sistema di formazione professionale. Ma oggi, con la modifica della Camera al Titolo V della Costituzione, con l'articolo 117, che inserisce anche i Comuni come referenti, si apre la possibilità di attivare un sistema omogeneo in tutto il Paese, dando al ministero del Lavoro maggiore potere di azione, il che potrebbe essere un importante elemento di svolta».

Benessere e accoglienza le qualifiche più rilasciate
Tra le qualifiche professionali che rilascia questo segmento di istruzione e formazione, le più scelte riguardano ristorazione, benessere, servizi di promozione e accoglienza, riparazione dei veicoli a motore, elettrico, meccanico, amministrativo segretariale, grafico, elettronico. Tra i diplomi professionali, i più scelti riguardano cucina, acconciatura, trattamenti estetici, servizi di impresa, elettrico, meccanico. Quindi, tutti titoli immediatamente spendibili sul mercato del lavoro. Peraltro la formazione professionale costituisce, pure, una risorsa per l'Erario: i percorsi svolti dalle istituzioni formative accreditate costano all'anno circa 5mila euro per allievo, mentre un percorso formativo di durata triennale svolto dall'istituto professionale di Stato costa euro 7.611,26.


© RIPRODUZIONE RISERVATA